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Should, would, could sono verbi modali che servono a modulare il significato del verbo che segue. La dicitura “verbo modale” non esiste in italiano, in italiano si parla di modo verbale. Ad esempio, se in inglese il verbo modale could esprime la possibilità, in italiano esprimiamo lo stesso tipo di possibilità usando il modo verbale condizionale.

Cominciamo a vedere nel dettaglio un verbo modale alla volta!

How to say Should, Would, Could in Italian - YouTube
Cominciamo con “could”.

Il significato di “could” si realizza in italiano utilizzando il verbo servile “potere” e coniugandolo al condizionale presente oppure passato, seguito dal verbo che vogliamo usare all’infinito.

Per esempio:

  • Potrei uscire a fare una passeggiata visto che ho una mezz’ora libera. (Potere al condizionale presente)

I could go out for a walk since I had half an hour free.

  • Sarei potuto uscire a fare una passeggiata visto che ho una mezz’ora libera. (Potere al condizionale passato)

I could have gone out for a walk since I had half an hour free.

Passiamo a “would”.

Il significato di “would” si realizza in italiano coniugando al modo condizionale il verbo che vogliamo utilizzare.

Per esempio:

  • Ti piacerebbe andare al mare? (Piacere, condizionale presente)

Would you like to go to the beach? 

  • Ti sarebbe piaciuto andare al mare? (Piacere, condizionale passato)

Would you have liked to go to the beach? 

  • Mi faresti un favore? (Fare, condizionale presente)

Would you do me a favor?

  • Mi reggeresti un attimo la giacca? (Reggere, condizionale presente)

Would you hold my jacket for a second?

E infine vediamo “should”.

Il significato di “should” si realizza in italiano coniugando il verbo servile “dovere” al condizionale, seguito dall’infinito del verbo che volete usare. 

  • Dovresti andare, è tardi! (Dovere al condizionale presente)

You should go, it’s late!

  • Saresti dovuto/a andare alla festa! (Dovere al condizionale passato)

You should have gone to the party!

Mentre in inglese si aggiunge il verbo modale al tempo verbale che volete usate per modularne il significato, in italiano dobbiamo coniugare i verbi servili e i verbi che vogliamo utilizzare. L’elemento ricorrente in italiano è il modo condizionale, sia al tempo presente che a quello passato, in base a quello che dobbiamo dire.

Vi è sembrata facile o difficile questa lezione? Fatemi sapere nei commenti!

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Quando s’impara una lingua straniera, è inevitabile avere paura di parlare in questa lingua, per vari motivi: non vogliamo essere giudicati da chi ci ascolta, ci vergogniamo, non pensiamo di sapere abbastanza frasi per comunicare, oppure non vogliamo fare errori. 

Avere paura di parlare è normale per chi impara una lingua straniera, ci sono persone per cui questo sentimento è più forte e altre per cui è meno forte. 

È successo e succede anche a me, è inevitabile.

Ma siamo fortunati, perché siccome noi creiamo questo blocco nella nostra testa, siamo anche noi gli unici a poterlo eliminare! Quindi questa è una buona notizia!

Analizziamo la situazione: qual è la cosa peggiore che potrebbe succedere se sbagliamo?

Che abbiamo sbagliato. Pazienza! Non succede nulla. Anzi, siamo davanti all’opportunità di imparare dal nostro errore. 

L’unico modo per superare la paura di parlare è, indovinate, parlare!

Purtroppo non esiste una bacchetta magica, ma possiamo mettere in pratica qualche trucco per sentirci più nostro agio quando conversiamo.

  1. Parlate a voce alta con voi stessi per abituarvi al suono della vostra voce in italiano;
  2. Permettetevi di sbagliare;
  3. Cercate una persona con cui praticare la conversazione.

Se volete avere più dettagli, guardate il video che ho fatto su questo argomento!

How to overcome your fear of speaking (Italian audio) | Learn Italian with Lucrezia - YouTube
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Spesso su Instagram ricevo commenti e domande riguardanti il cibo italiano e molte persone si chiedono se la pasta e la pizza siano i cibi che consumiamo maggiormente, perché quando si pensa all’Italia, l’associazione con i carboidrati è inevitabile. Sì, i carboidrati fanno parte della nostra dieta. Mangiare pane, pasta e pizza fa parte della nostra cultura e della nostra dieta mediterranea.

Episodio 14. Quello che (forse) non sai sulla pizza italiana - SoundCloud
(220 secs long, 3835 plays)Play in SoundCloud

Questo non vuol dire però che mangiamo solo questo tipo di cibo. La tradizione gastronomica italiana è ricca di ricette, ogni regione ha le sue, e queste sono molto legate al territorio. Il territorio italiano è vario: abbiamo montagne, colline, pianure, spiega. Abbiamo laghi, fiumi e mare. Questo si riflette nel nostro stile di vita e in quello che mangiamo. Mangiamo carne, mangiamo pesce, mangiamo verdure, mangiamo legumi, mangiamo cereali, mangiamo dolci. Mangiamo tutto, con moderazione. 

  • un pasto completo e sano

In questo episodio vorrei concentrami particolarmente su alcune idee che spesso molti stranieri hanno della pizza e vorrei parlare di come gli italiani considerano la pizza. Inizierei con il dire che qui in Italia la pizza non è un cibo scadente, non è un cibo spazzatura. Anzi, il contrario. Per noi mangiare una pizza in un ristorante pizzeria è consuetudine. E la pizza è un pasto di tutto rispetto. Al giorno d’oggi c’è sempre più attenzione agli ingredienti, perciò è possibile trovare pizze fatte con farine e ingredienti biologici in molti più posti di quanto si pensi. 

  • ad ognuno la sua pizza

In una pizzeria si ordina una pizza a testa, cioè ogni persona mangia la sua pizza. La pizza è tonda e ogni persona mangia la sua pizza tonda. Anche quando si ordina una pizza da asporto oppure una consegna a casa, ognuno ordina la sua pizza, non si condivide una pizza con altri. 

  • pizza tonda e pizza al taglio

Oltre che nelle pizzerie, è possibile mangiare la pizza in posti chiamati “pizzerie al taglio”. Qui la pizza non è servita tonda, ma in porzioni rettangolari o quadrate perché la pizza è cotta in grandi teglie rettangoli, perciò ha senso tagliare la pizza in rettangoli. A volte si possono trovare le pizze tonde tagliate a spicchi, ma questo succede nei posti dove vendono cibi da rosticceria oppure il kebab. 

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Hello everyone and welcome back to my blog!

In today’s post I would like to share with you a few resources which might be very helpful if you are looking to practice reading in Italian online. All the resources mentioned in this post are free to consult, so that is a plus!

16 Resources Online to Read in Italian for free | Learn Italian with Lucrezia - YouTube
  • Architecture and design

If you are passionate about architecture, design and style in general concerning houses, buildings or outdoor spaces, I think you might find these two online magazines really interesting. Abitare and Cose di Casa will give you an insight on how Italians like their furniture and their houses in general, but you will get to read about the new world trends as well. Everything in Italian language, of course!

  • Travel

Dove and Si Viaggia might spark something within you and you will want to hit the road, so read responsibly! Jokes aside, you might find interest in reading about travel tips and itineraries in Italy and the rest of the world.

  • Food

Gambero Rosso, Giallo Zafferano, Dissapore, your three online resources to discover the magic world of food, be it Italian or international.

  • Science and technology

These are the online magazines that I recommend the most to my students, because I find them really interesting, first of all, but also because there is a choice for every level. If you are more advanced have a go with Focus, but if you feel it might be too intense of a reading for you, don’t feel discouraged and please check out the version for teens, Focus Junior!

For all the other resources, please watch the video above. Thank you for taking a look at my blog today.

A presto!

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Oggi parliamo della forma di cortesia e di come usarla, quindi mi concentrerò più sull’uso linguistico e contestuale piuttosto che sulla forma grammaticale.

Episodio 13. Quando usare la forma di cortesia in italiano (dare del Lei) - SoundCloud
(499 secs long, 4568 plays)Play in SoundCloud

La forma di cortesia è più generalmente indicata con l’espressione “dare del Lei” in italiano e si forma appunto usando i verbi alla 3a persona singolare quando ci si rivolge a qualcuno e usando il pronome personale Lei. 

Quando si fa parte di una comunità ci sono delle regole sociali che devono essere rispettate, dal punto di vista comportamentale a quello linguistico. Quindi se è normale che ci siano delle regole di comportamento, lo stesso vale per la lingua. 

Quando parliamo dobbiamo essere consapevoli di vari elementi, ad esempio, del luogo in cui ci troviamo, della persona o delle persone con cui parliamo e dell’argomento di cui parliamo. 

Della persona dobbiamo considerare l’età, il ruolo e il grado di confidenza. Questo vuol dire che dobbiamo valutare se la persona è più grande o più giovane di noi, se conosciamo o no la persona e se la conosciamo, quanto siamo in confidenza con questa persona. Infine, dobbiamo valutare anche il ruolo che questa persona ricopre nella nostra vita o semplicemente nella conversazione.

Quindi la persona con cui parliamo più essere uno sconosciuto, può essere il nostro migliore amico, la nostra nonna, il nostro datore di lavoro, un collega, la ragazza con il cane che incontriamo sempre al parco, eccetera.

Dobbiamo perciò fare attenzione a quello che diciamo e come lo diciamo, a come ci rivolgiamo alle persone. Ed è qui che dobbiamo capire se dare del Lei o dare del tu a qualcuno. 

La regola generale è che se non conosciamo una persona, dobbiamo usare la forma di cortesia. Se conosciamo la persona dobbiamo dare del tu. Ma lo spettro è ampio e ci sono delle sfumature, perché ci sono casi in cui conosciamo una persona nel senso che sappiamo chi è, ma non siamo amici, e in quel caso devo dare del Lei. Ad esempio: con i miei vicini di casa, io uso la forma di cortesia, perché non li conosco bene e spesso sono più grandi di me. Si dice “conoscere di vista” qualcuno, cioè quando sapete chi è, ma non avete confidenza con questa persona.

Come abbiamo appena visto, la regola generale è troppo ampia, abbiamo bisogno di esempi concreti, che vi darò adesso, così che possiate capire meglio. È ovvio che non posso coprire tutte le situazioni che potrebbero capitare nella vita reale, ma spero di darvi comunque una visione generale abbastanza soddisfacente.

Vediamo un altro esempio:

Mi trovo al parco con il mio cane. Il mio cane, Angelina, si avvicina ad un’altro cane per giocare. Allora io mi avvicino alla padrona dell’altro cane. Lei è una ragazza giovane, probabilmente della mia età. Non ne ho la certezza, ma comunque posso tirare a indovinare. Quando parlo con la ragazza, le dò del tu, perché abbiamo la stessa età e siamo in un contesto informale, al parco con i nostri cani. 

Ma, se la ragazza non fosse una mia coetanea, ma fosse una donna più grande di me, dovrei usare la forma di cortesia. Non importa se il contesto è informale, il fattore dell’età vince sugli altri elementi. 

Se parliamo con qualcuno più giovane di noi, diamo del tu. Ma se parliamo con qualcuno più grande di noi, per rispetto dobbiamo dare del Lei. 

Vorrei aprire una breve parentesi: È  molto interessante osservare il rapporto studente-insegnante a scuola, perché cambia a seconda del grado di scuola.

All’asilo e alle elementari di solito tutti danno del tu, ancora i bambini non sono in grado di valutare il contesto comunicativo e mi ricordo che quando andavo alle elementari tutti chiamavano le maestre per nome, come “Maestra Marina” o “Maestra Lucia”.

Alle scuole medie le cose cambiano: gli insegnanti si chiamano “professori” e gli studenti devono dare del Lei ai professori, mentre i professori danno del tu agli studenti. Questo sottolinea la distanza e la differenza che si vuole porre tra le due figure. La stessa cosa succede al liceo.

All’università invece studenti e professori si danno del Lei a vicenda e questo mette sullo stesso piano le due figure, significando che c’è rispetto reciproco. Comunque, nessuno studente universitario si sognerebbe mai di dare del tu ad un professore!

Questa era una breve parentesi, che però potrebbe essere interessante da sapere!

Torniamo a noi, e continuiamo con gli esempi: 

Un’altra situazione potrebbe essere quella del posto di lavoro: Sono in ufficio e parlo con i miei colleghi. In teoria sul posto di lavoro si deve sempre usare la forma di cortesia in quanto ambiente professionale, ma se conosciamo i colleghi da molto tempo e ormai siamo amici, possiamo semplicemente dare del tu. 

Poi anche qui dipende da che tipo di lavoro è, le cose cambiano da un ufficio di una grande azienda a quello di una start-up di giovani. 

Un altro esempio:

Con i genitori di un amico, di un’amica, di un fidanzato, di una fidanzata, userei sempre la forma di cortesia soprattutto all’inizio della conoscenza, per mostrare educazione e perché queste persone sono più grandi di noi. Poi con il tempo saranno loro a dire di dare del tu. 

Se volete dare del tu a qualcuno vi basterà chiederlo, porgete una semplice domanda per continuare la conversazione su un’altro livello. Però onestamente non lo chiederei a una persona più grande di me, ma solo a un mio coetaneo in un contesto formale. Di solito sono le persone più grandi a chiedere di usare del tu, perché questo le fa sentire più giovani. 

Ricapitoliamo.

Generalmente usiamo la forma di cortesia quando non abbiamo confidenza con una persona e quando questa persona è più grande di noi. Quindi il fattore dell’età è importante. 

Poi, come avete visto dagli esempi ci sono casi e casi, perciò se avete dei dubbi su una situazione di cui non ho parlato nell’episodio, fatemi pure le vostre domande! 

Spero di avervi tenuto compagnia e di esservi stata utile anche con questo episodio.

Noi ci sentiamo nel prossimo, ciao!

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Oggi parliamo del verbo impersonale “piovere”, perché è un verbo molto usato, punto primo, e, punto secondo, perché ci potrebbero essere dei dubbi sulla sua coniugazione. In particolare quando si deve coniugare al passato prossimo, e quindi scegliere l’ausiliare giusto.

Episodio 11. Si dice "ha piovuto" o "è piovuto"? - SoundCloud
(228 secs long, 4155 plays)Play in SoundCloud

Partiamo con il dire che “piovere” è un verbo impersonale, quindi non può avere un soggetto, non può avere un agente dell’azione. Quando lo usiamo, possiamo solo coniugarlo alla terza persona singolare, come è tipico di tutti i verbi impersonali, in particolare quelli che esprimono fenomeni atmosferiche. Quindi diciamo “piove”, non diciamo “oggi il tempo piove”, sarebbe sbagliato dal punto di vista grammaticale e suonerebbe strano anche da un punto di vista linguistico.

Tenendo a mente quanto abbiamo appena detto, l’unica scelta possibile per l’ausiliare è “essere”, perché il verbo non ha un soggetto, è un’azione impersonale. “Essere” è l’ausiliare che ci permette di parlare di un’azione senza agente: è piovuto.

Quindi non possiamo usare l’ausiliare “avere”, perché “avere” sottintende la presenza di un’agente che compie l’azione. Perciò, se dico “ha piovuto” sottintendo la presenza di un soggetto per il verbo “piovere”, il che è impossibile.

Nell’italiano parlato, questo è un errore molto frequente tra le persone, quindi sicuramente avrete sentito delle persone dire “ha piovuto” invece di “è piovuto”, perché ormai la prima forma sembra essere diventata di uso comune (possiamo dire che è una forma sempre più “accettata”, anche se grammaticalmente scorretta), perché spesso è consuetudine accettare le produzioni linguistiche che sono usate di frequente dai parlanti. Anche io sono colpevole di usare “ha piovuto”, soprattutto in conversazioni non monitorate (più colloquiali), cioè quando non presto attenzione e il contesto mi permette di “sbagliare”, questo vuol dire in situazione comunicative informali.

È molto importante spiegare, quando è possibile, perché la lingua funziona così, perciò spero che l’episodio di oggi vi abbia fatto riflettere e imparare qualcosa di nuovo sulla lingua italiana!

Ci sentiamo presto, ciao!

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Learn Italian by Lucreziaoddone - 6M ago

Per questo episodio mi sono venute in mente molte idee, volevo parlare di qualche classifica, del tipo il posto più visitato in Italia o qualcosa del genere, ma poi mi è capitato di leggere un articolo che parlava delle origini di alcuni nomi italiani. Allora mi è venuta l’idea, oggi parliamo dei nomi italiani più popolari, ovvero quei nomi che i genitori scelgono di più quando devono chiamare i loro figli.

Episodio 15. I nomi italiani più popolari - SoundCloud
(315 secs long, 887 plays)Play in SoundCloud

I dati che discuteremo sono presi dal sito dell’ISTAT, ovvero l’istituto nazionale di statistica, perciò sono dei dati veri. Se volete guardare le statistiche mentre ascoltate l’episodio, vi lascio il link nella descrizione della traccia. 

Questi dati si basano sulle registrazioni delle nascite all’anagrafe e i dati più recenti risalgono al 2016, quindi due anni fa, ma non credo che le cose siano cambiate molto da allora. Più o meno in cima alla classifica dei nomi maschili e di quelli femminili ci sono sempre i nomi più classici. 

Prima di iniziare, vorrei fare una breve introduzione sui nomi in Italia, cioè a come si pensa ad un nome. Non si possono inventare i nomi qui e neanche si può chiamare un bambino con un nome che è usato per identificare un oggetto o altre cose, passi per i nomi di fiori, come Rosa e Margherita, e forse altri elementi naturali. Ultimamente le cose si sono addolcite leggermente e alcuni nomi non convenzionali sono permessi, soprattutto quando si tratta di personaggi famosi, ma bisogna sempre tenere  a mente che quello sarà il nome della persona per il resto della vita, e bisogna scegliere un nome consono che farà sentire la persona sempre a suo agio. È necessario pensare al futuro del bambino e rispettarne la dignità. 

Generalmente i nomi italiani sono i nomi di origine germanica (come Federico e Ludovica), di origine ebraica (come Elisa e Simone) e di origine romano-latina (Marco e Flavia).

Spesso molti nomi corrispondono ai nomi dei santi della tradizione cristiana. 

Il mio nome ad esempio, Lucrezia, è di origine etrusca. Gli Etruschi erano una delle popolazioni italiche che popolavano la penisola. 

Allora, osserviamo le statistiche e iniziamo dai nomi femminili. Al primo posto c’è Sofia, questo vuol dire che la maggior parte delle bambine nate nel 2016 in Italia si chiamano Sofia, secondo la tabella sono 7616 bambine chiamate Sofia. 

Al secondo posto troviamo Aurora. Al terzo posto Giulia. Al quarto posto Emma. Al quinto posto Giorgia. Al sesto posto Martina. 

Per i maschi invece, al primo posto troviamo il nome Francesco, con 7850 bambini nati nel 2016. Ho letto su molti giornali che la popolarità di questo nome negli ultimi anni è dovuta al Papa, molti genitori scelgono di chiamare il proprio figlio Francesco perché il Papa si chiama così. 

Al secondo posto della classifica troviamo Alessandro. Al terzo posto Leonardo. Al quarto posto Lorenzo. Al quinto posto Mattia. Al stesso posto Andrea. 

Un curiosità sul nome Andrea: in Italia questo nome è usato solamente per i bambini maschi. La sua origine è greca, viene da andros (uomo) e “Andrea” (forza). Per questo motivo è tradizionalmente un nome maschile in Italia. So che non è così in tutti gli altri paesi del mondo, ma qui sarebbe strano per dei genitori italiani chiamare la propria figlia Andrea. Sicuramente per voi ci saranno altri nomi che userete in modo diverso da noi, ogni cultura è diversa! 

Quali sono i nomi più popolari nel vostro paese? Sarei molto curiosa di saperlo! 

Grazie per aver ascoltato questo episodio, ci sentiamo nel prossimo. Ciao!

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